Cambiamenti climatici e sfruttamento del suolo

E se la risposta fosse sotto i nostri piedi?

Una corretta gestione dei campi potrebbe ridurre l'impatto dei cambiamenti climatici.
I cambiamenti climatici rappresentano una delle principali sfide da affrontare nei prossimi anni. L’innalzamento delle temperature, l’aumento del livello dei mari e lo scioglimento dei ghiacciai portano con sé le potenzialità per ridefinire completamente il mondo nel quale viviamo e, con esso, le nostre modalità di produzione del cibo.

Mentre le conseguenze di questi fenomeni potrebbero essere enormi, le soluzioni normalmente proposte – una graduale transizione verso un’economia priva di combustibili fossili o un ricorso sempre maggiore alla geo-ingegneria – sembrano tuttavia essere del tutto inadatte.

E se invece qualcosa di semplice come la polvere sotto i nostri piedi potesse contribuire a mitigare qualcuna di queste minacce?

Il suolo terrestre contiene infatti moltissimo carbonio e, secondo un articolo apparso recentemente su Nature, un opportuno sfruttamento mirato al suo ripristino potrebbe essere la chiave per arginare il problema.

Pubblicato da un team internazionale di scienziati, questo studio evidenzia come l’uso di tecnologie “smart” per la gestione del suolo possa contribuire alla diminuzione dell’80% delle emissioni annue di CO2 rilasciate dai combustibili fossili.

Queste tecniche comprendono l’utilizzo di uno speciale compost a base di carbonio e la coltivazione di piante dotate di radici profonde, grazie alle quali diventa possibile mantenere integro il suolo e favorire la crescita delle comunità microbiche che aiutano, a loro volta, ad intrappolare il carbonio nel suolo.

Lo studio prevede inoltre una più ampia adozione di tecniche di agricoltura sostenibile, come il sod seeding, in grado di non disturbare eccessivamente il suolo e che ha dimostrato di essere in grado di diminuire la dispersione di carbonio in aria, o alcune procedure tipiche dell’agricoltura biologica, capaci di velocizzare il processo di ripristino del terreno.

«Nella lotta per evitare pericolosi cambiamenti climatici, abbiamo bisogno di alleati forti», ha scritto in un comunicato stampa Dave Reay, professore all’Università di Edimburgo e co-autore dello studio. «Uno dei più potenti è proprio sotto la suola delle nostre scarpe. I campi sono infatti degli enormi depositi di carbonio – basti pensare che ne contengono più del triplo di quello presente nell’atmosfera e quattro volte e mezzo quello contenuto nelle piante e negli animali – e una loro migliore gestione può contribuire a trovare una soluzione al problema».

Quando tuttavia i microbi presenti al suo interno sono disturbati – come accade ad esempio nella conversione da superficie incolta a terreno coltivato – possono rilasciare nell’atmosfera enormi quantità di carbonio, enfatizzando così i cambiamenti climatici.

Una terra ricca di flora microbica può minimizzare i cambiamenti climatici.

Per essere efficace, lo stoccaggio di carbonio nel suolo ha allora bisogno di una profonda trasformazione delle pratiche agricole tradizionali attraverso l’impiego di tecnologie nuove (e spesso costose). Da questo punto di vista, ciò può comportare un disincentivo per gli agricoltori. È per questo motivo che Reay propone di cominciare con tre, semplici operazioni: la costruzione di un sistema di monitoraggio per la gestione delle emissioni capace di ricompensare economicamente gli agricoltori più attenti, la messa in opera di regolamenti governativi nuovi e un sistema di etichettatura dei prodotti per quelle colture capaci di utilizzare le migliori tecniche di gestione del suolo.

Fonte: Thinkprogress.org

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